Giornale della Salute Contenuto sponsorizzato

A 57 anni avevo accettato che la mia schiena fosse finita. Poi ho scoperto l'unica cosa di cui nessuno mi aveva parlato.

Dopo 14 mesi di sciatica e tre infiltrazioni fallite, e dopo essersi sentito dire che un intervento era «un'opzione da prendere seriamente in considerazione», un impiegato tecnico di Milano scrive la lettera che avrebbe voluto ricevere un anno prima.

Le tre di notte.

Conosco quel numero meglio di chiunque altro.

Il bruciore partiva dalla natica, scendeva dietro la coscia, arrivava fino al piede. E mi tirava fuori dal sonno come una corda che si tende.

Giravo il cuscino. Provavo sul fianco sinistro. Poi sul destro. Il cuscino tra le ginocchia, come dicono tutti.

Niente.

Alla fine mi alzavo, piano, e andavo a camminare in cucina. Avanti e indietro. Al buio.

Perché da fermo era peggio.

In quelle ore lì non ero un padre. Non ero un marito. Non ero uno che la mattina dopo aveva una riunione alle nove.

Ero solo una gamba che bruciava, con un uomo attaccato.

Mi sentivo ripetere sempre la stessa frase: «Eh, a una certa età…»

Non era l'età.

Ma questo l'ho scoperto solo dopo.

Se anche tu hai provato tutte le posizioni, tutti i cuscini…

Se sai esattamente quale sedia evitare…

Se hai smesso di fare programmi, perché non ti fidi più del tuo stesso corpo…

Sto scrivendo queste righe per te.

Perché io ero te.

Quattordici mesi fa avevo cominciato, in silenzio, ad accettare che ormai questa fosse semplicemente la mia vita.

Non ero crollato.

Andavo ancora al lavoro.

Funzionavo ancora.

Ma avevo smesso di prenotare le cose.

Avevo smesso di promettere a mio figlio che sarei andato alle sue partite di calcio: ne avevo già saltate sei.

Avevo 57 anni.

E due settimane prima ero seduto in uno studio al terzo piano, il referto in mano, la risonanza aperta sullo schermo.

Il neurochirurgo ha guardato le immagini, poi me: «Un intervento è un'opzione da prendere seriamente in considerazione.»

L'ha detto con calma, come si legge un orario dei treni.

Io ho pensato alle viti. Alla sedia a rotelle. Le cose che si pensano e non si dicono.

Per guardarci dentro, il sistema mi aveva chiesto quattro mesi di lista. Per parlare di bisturi sono bastati cinque minuti.

Rileggila, questa frase. Quattro mesi per guardare. Cinque minuti per parlarne.

E una parte di me ha provato sollievo.

Non perché volessi farmi operare.

Ma perché finalmente qualcuno aveva un piano.

I 14 MESI PRECEDENTI

La mia sciatica è cominciata un martedì come tanti.

Mi sono alzato dalla scrivania per prendere un caffè.

E ho sentito qualcosa cedere nella parte bassa della schiena.

Una scossa elettrica dalla zona lombare, giù lungo l'anca, fino alla gamba.

Nel giro di una settimana avevo già fatto una risonanza. Privata, pagata di tasca mia: con la mutua il primo posto libero era tra quattro mesi.

«Ernia del disco L4/L5 con moderata compressione della radice nervosa.»

Non avevo mai sentito quelle parole.

Le ho imparate in fretta.

Da lì è cominciata la discesa, un gradino alla volta.

Prima le camminate della domenica, quelle lunghe: rimandate, poi sparite.

Poi la lista delle cose da non fare. Non sollevare. Non piegarsi di scatto. Non stare in piedi troppo a lungo.

Poi gli oggetti di tutti i giorni: la cassa dell'acqua rimasta in macchina, la borsa del portatile passata a mia moglie.

Poi l'auto: mezz'ora, e la gamba cominciava a formicolare.

E alla fine la notte, che hai già visto.

Quattordici mesi, purtroppo, funzionano così: non perdi la vita in un giorno. La perdi a rate.

LA SFILATA DEI FALLIMENTI

Sono seguiti 14 mesi di quella che oggi chiamo la sfilata.

Il primo mese, la farmacia: Oki e Voltaren, come tutti. Il dolore si abbassava per qualche ora e tornava puntuale. Poi le fasce autoriscaldanti: tiepide, altro che terapia.

Le punture del medico: Muscoril e Bentelan, un ciclo e poi un altro. Dieci giorni di tregua, purtroppo mai di più.

Fisioterapia: 12 sedute in uno studio privato, per non aspettare la lista d'attesa. Gli esercizi erano quelli giusti. Per tre settimane ho pensato che stesse funzionando. Poi ho provato a restare seduto durante una riunione di due ore. La fisioterapista mi ha detto: «Certi dischi non rispondono al trattamento conservativo.» A quanto pare ero uno di quelli.

Prima infiltrazione di cortisone: Il sollievo è stato incredibile. Per esattamente 19 giorni. Poi il bruciore è tornato. Identico a prima.

Seconda infiltrazione: Tre settimane. Poi di nuovo al punto di partenza.

Terza infiltrazione: Niente. Nemmeno per un attimo.

Ozonoterapia: Sei sedute. Me l'avevano descritta come un miracolo per le ernie. Sulla mia, niente.

Tecarterapia: Piacevole finché la macchina era accesa. Il giorno dopo, tutto come prima.

Osteopata: Otto sedute. 80 euro l'una. Una meraviglia. Finché non finiva il tragitto di ritorno a casa. Ho smesso quando ho capito che spendevo 320 euro al mese per stare meglio 45 minuti a settimana.

Lyrica: Intontito. Rallentato. Sempre con il dolore. Solo in una versione più grigia. Mia moglie diceva che sembravo un'altra persona.

Apparecchio TENS: Tre settimane. Un formicolio sulla pelle. Niente di più profondo. Finito in un cassetto. L'ho detto a mia moglie quella sera, e l'ho ripetuto per mesi: per la sciatica questi aggeggi non funzionano.

Tavola a inversione, esercizi di McGill, tre programmi online: Non sto a entrare nei dettagli. Sai di cosa parlo.

A un certo punto ho smesso di contare quello che spendevo. Ai primi tremila euro ero arrivato già prima di Natale. Quasi tutti di tasca mia.

Soldi buttati. Non c'è un'espressione migliore.

In tutto, circa sei settimane di sollievo vero, su 14 mesi.

Ero più stanco.

Più scettico.

Quel ciclo di speranza e delusione aveva logorato dentro di me qualcosa che non era solo la schiena.

Restava una domanda che nessuno mi aveva mai risposto: perché niente teneva?

IL MATTINO IN CUI HO QUASI MOLLATO

Era un sabato.

La squadra di mio figlio aveva una partita.

Sono andato al campo.

Ho parcheggiato l'auto.

Ho aperto la portiera.

E sono rimasto seduto.

Per undici minuti.

La lista mentale: quanto è lontano il campo dall'auto? C'è una recinzione? Ho un Oki nella tasca della giacca?

Ho resistito ancora qualche minuto a bordo campo.

Poi ho dovuto sedermi sull'erba.

Ho scritto a mia moglie.

È venuta a prendermi.

Sono rimasto seduto in auto nel parcheggio, e non ho pianto.

Avevo smesso di piangerci sopra mesi prima.

Sono rimasto seduto, e basta.

Perché quel mattino se n'era andato qualcosa che non saprei chiamare se non speranza.

LA DOMANDA CHE HA CAMBIATO TUTTO

Mio cognato Luca è fisioterapista.

Diciotto anni di riabilitazione sportiva.

L'anno prima mi aveva visto camminare storto a un pranzo di famiglia. Non aveva detto una parola: non è il tipo che dà consigli non richiesti.

Due settimane dopo eravamo a una grigliata in famiglia.

Mi ha preso da parte, vicino al capanno degli attrezzi.

«Ma qualcuno ti ha mai spiegato davvero cosa succede a un disco quando resta sotto pressione per più di un anno?»

Ho detto di sì.

Ernia del disco, compressione del nervo: me l'avevano spiegato tutti.

Ha scosso la testa.

«Intendo cosa succede al disco in sé. Al tessuto. Non solo al fatto che preme sul nervo.»

Non avevo una risposta.

In 14 mesi, tra medici di base, fisioterapisti, osteopati, specialisti della terapia del dolore e un neurochirurgo: nessuno mi aveva spiegato cosa succede davvero al tessuto stesso del disco.

L'UNICA COSA CHE NESSUNO MI AVEVA DETTO

Anatomia della colonna lombare

Luca è partito dall'inizio.

Te lo racconto come me lo ricordo: più o meno con le sue parole.

I tuoi dischi non sono rigidi.

Sono fatti per circa l'80% di acqua.

Cuscinetti idraulici: la pressione interna tiene le vertebre distanziate e protegge i nervi.

Da giovani si reidratano di notte.

Ti sdrai, togli la compressione. E il disco riassorbe liquido.

Come una spugna quando la lasci andare.

Ma se passi otto ore al giorno seduto e hai un disco danneggiato, succede qualcos'altro.

Il disco perde liquido per tutto il giorno.

Quando vai a letto la sera, è al massimo della disidratazione: più che in qualsiasi altro momento della giornata.

Dormi.

Ti svegli.

E la reidratazione notturna non basta più a compensare otto ore di compressione al giorno.

Inizi ogni giorno già in svantaggio.

Ha fatto una pausa.

«E c'è una cosa che la maggior parte delle persone non sa. Quello che hai adesso, ernia del disco, sciatica, e la stenosi del canale vertebrale nascono dallo stesso processo. Se i dischi continuano a perdere altezza, prima o poi il canale vertebrale stesso si restringe. La sciatica è il campanello d'allarme. La stenosi è ciò che succede quando quell'allarme viene ignorato troppo a lungo.»

La mia sciatica non era solo un problema di disco.

Era un problema di disco con una scadenza.

PERCHÉ NIENTE AVEVA FUNZIONATO

In quel giardino, di colpo, i miei quattordici mesi hanno avuto un senso.

Le infiltrazioni e l'ozono spegnevano l'infiammazione. Il disco restava disidratato.

La fisioterapia rinforzava i muscoli attorno a un disco che aveva perso altezza. Il disco restava disidratato.

La tecar scaldava, eccome. Ma calore senza spazio e senza rilascio non basta. Il disco restava disidratato.

E il TENS? Arriva a 5-8 millimetri sotto la pelle. Il disco sta a 30-50 millimetri. Fisicamente impossibile. Il disco restava disidratato.

L'osteopata creava spazio. Per 45 minuti. Poi i muscoli si richiudevano, e tutto tornava a comprimersi.

Ho fatto a Luca la domanda che forse ti stai facendo anche tu:

«Ma se il problema è nel disco, perché io il dolore ce l'ho nella gamba?»

«Perché un disco che si abbassa preme sulla radice del nervo sciatico. Il dolore lo senti nella gamba. La causa sta più in alto. Per questo non ha mai tenuto niente di quello che punta alla gamba: creme, cerotti, scariche sulla pelle.»

«E l'intervento?»

«L'intervento lavora sul pezzo di disco che preme sul nervo. Quella è una decisione tra te e il tuo neurochirurgo, e ci sono casi in cui serve. Ma nessun bisturi ridà acqua a un disco. Sono due problemi diversi. E del secondo non si occupa nessuno.»

E poi c'era la frase che mi sentivo ripetere da un anno: «Eh, è l'età.»

Ma l'età non va e viene.

Io avevo settimane quasi normali e settimane da bloccato.

L'età non funziona così. Un disco che perde e riprende un po' d'acqua, sì.

Non avevo fallito io.

Non ero refrattario alle cure.

Ogni cura era incompleta.

Gli ho chiesto: «E allora come si ridà acqua a un disco?»

Luca ha sorriso.

COME SI RIDÀ ACQUA A UN DISCO

«Per reidratare attivamente un disco,» ha detto Luca, «devono succedere tre cose nello stesso momento.»

Trazione: allontana le vertebre e crea spazio, così il disco può espandersi.

Calore profondo: penetra da 30 a 50 millimetri, attiva il flusso sanguigno e innesca il processo osmotico: il liquido viene richiamato dentro il disco.

Massaggio mirato: è il rilascio. Scioglie i muscoli che tengono tutto bloccato. Senza di esso, nel giro di poche ore tutto torna a contrarsi.

«La trazione da sola non basta.

Il calore da solo non basta.

Il massaggio da solo non basta.

Servono tutti e tre.

Nello stesso momento.»

Poi ha tirato fuori il telefono, proprio lì, accanto al capanno, e mi ha fatto vedere una cosa.

IL DISPOSITIVO CHE MI HA RIDATO LA VITA

Tepora Tricalma

Si chiama Tepora Tricalma.

L'unico dispositivo da casa pensato per reidratare il disco: trazione dinamica, calore profondo (30-50mm) e massaggio mirato, insieme, in un'unica sessione automatica di 15 minuti.

Fase 1: La trazione solleva delicatamente la schiena fino a 26 gradi e separa le vertebre. La pressione sul nervo si allenta.

Fase 2: Il calore arriva a 44 gradi in circa un minuto, in profondità, dove sta il disco. È il passaggio pensato per innescare il processo osmotico: il richiamo del liquido.

Fase 3: Il massaggio scioglie la muscolatura paravertebrale, così la colonna può mantenere la posizione decompressa.

15 minuti.

Era tutto qui il protocollo.

Avevo smesso di contare i soldi spesi per riparare la mia schiena.

E qui c'era un dispositivo che costava meno di due sedute dall'osteopata.

Ho detto a Luca: «Se questo non funziona, smetto di provarci.»

Lui ha risposto: «Dagli tre settimane.»

GIORNO 1: IL MOMENTO IN CUI HO CAPITO CHE ERA DIVERSO

Il dispositivo è arrivato quattro giorni dopo.

Ho aperto la scatola senza dire niente a mia moglie.

Ne avevamo già parlato troppe volte.

Mi sono sdraiato sul letto, il dispositivo sotto la parte bassa della schiena.

Sul letto, non per terra: da terra, ormai, mi rialzavo solo aggrappandomi a qualcosa.

Premere un pulsante.

E ho sentito qualcosa che non sentivo da 14 mesi.

Non in superficie.

In profondità.

Un calore che veniva da dentro.

E allo stesso tempo una sensazione delicata e ritmica, come se la colonna si stesse aprendo.

All'ottavo minuto qualcosa si è sciolto.

Al dodicesimo minuto la parte bassa della schiena mi dava una sensazione che non provavo da più di un anno.

Aperta.

Mi sono alzato.

Sono andato in cucina.

Mi sono fatto un caffè.

E per due minuti interi mi sono dimenticato della schiena.

Non mi succedeva da 14 mesi.

Mia moglie mi ha guardato.

«Hai un'aria diversa,» ha detto.

Sera 3: E il dolore? Non ti racconto favole: il bruciore non era sparito.

Era più basso. Come una radio a cui qualcuno aveva abbassato il volume.

Ricordo di aver pensato: miracoli non ne fa. Però qualcosa fa. Ed era già più di tutto il resto.

Settimana 1: Il quarto giorno mi sono svegliato ed ero già a metà strada verso il bagno prima di accorgermi di aver saltato la solita routine del mattino. Mi ero semplicemente alzato.

E una notte, verso la fine della settimana, le tre del mattino sono passate senza di me.

Mi sono svegliato alle sei e mezza. Da solo. Senza il bruciore a farmi da sveglia.

Niente cuscino da girare. Niente cucina al buio.

Settimane 2-3: Una riunione di lavoro intera. Novanta minuti. Senza alzarmi. Sono andato a trovare i miei genitori, novanta minuti tra andata e ritorno, senza fermarmi. Mia moglie se n'è accorta prima di me.

Settimana 4: La squadra di mio figlio aveva una partita.

Sono andato al campo.

Ho parcheggiato.

Ho aperto la portiera.

E sono sceso.

Nessuna lista.

Nessuna preparazione.

Sono rimasto in piedi per tutto il primo tempo.

E poi per tutto il secondo.

Quando ha segnato al 34°, ho urlato. Ho urlato davvero.

Lui ha guardato verso di me dal centro del campo e ha sorriso.

«Sei rimasto tutto il tempo,» mi ha detto dopo.

«Sì,» ho risposto. «Sono rimasto tutto il tempo.»

DOVE SONO ORA

Sui sentieri sopra il lago

Scrivo queste righe quattro mesi dopo la prima sessione.

Il mese scorso io e mia moglie siamo tornati sui sentieri sopra il lago.

La camminata che avevamo rimandata due volte.

Tre ore, con la salita finale fino al rifugio.

Più piano di una volta. Ma fino al rifugio.

Usavo Tepora Tricalma 15 minuti al giorno, prima di dormire.

Ora tre volte a settimana: è la mia routine di mantenimento.

Il resto del tempo la mia colonna si regge da sola.

Come dovrebbe essere.

Come era prima di quel martedì mattina alla scrivania.

E la visita dal neurochirurgo? L'ho rimandata. Non cancellata. Rimandata.

Ci torno tra sei mesi, con la schiena di adesso, e decidiamo insieme guardando come sto.

Ma è la prima volta in quattordici mesi che l'intervento non è l'unico piano sul tavolo.

COSA VOGLIO CHE TU SAPPIA

Due strade

Se sei seduto dove ero io, sul bordo del letto, a ripassare la lista prima ancora che i piedi tocchino il pavimento.

Che il tuo medico ti abbia appena detto che l'intervento è il passo successivo…

Oppure che tu sia dentro questo ciclo da mesi e abbia cominciato a credere, in silenzio, che ormai questo sia semplicemente quello che sei…

Scrivo questo perché avrei voluto che qualcuno mi mandasse questa lettera quattordici mesi fa.

Non hai fallito.

Il tuo corpo non ti ha abbandonato.

Se è così, c'è probabilmente un disco che nessuno ha mai provato a reidratare attivamente.

Forse non sei rotto.

Forse sei solo compresso.

E questo fa la differenza.

INFORMAZIONI SU TEPORA TRICALMA

Combina tutte e tre le modalità contemporaneamente — trazione, calore profondo (30-50mm), massaggio mirato
Spegnimento automatico dopo 15 minuti
Pensato specificamente per sciatica, ernia del disco e stenosi del canale vertebrale
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Il 92% dorme meglio già dalla prima settimana — sondaggio sui clienti verificati dopo le prime 7 notti
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COSA DICONO GLI ALTRI

Vittoria R.✓ Acquisto verificato
★★★★★

"Soffro di mal di schiena e sciatica da anni. Stare seduta, alzarmi, sdraiarmi, mi faceva male ogni movimento. Ero parecchio scettica lo ammetto. Ma dopo appena una settimana ho sentito la differenza. […] Riesco a muovermi senza stringere i denti. Lo uso ancora tutti i giorni ed è fatto molto bene. Se siete indecisi fidatevi, vale ogni centesimo."

Giulia M. — Milano✓ Acquisto verificato

"Avevo già prenotato la visita per l'intervento. L'ho annullata dopo tre settimane. Il mio ortopedico mi ha chiesto cosa avessi fatto di diverso. Quando gliel'ho detto, mi ha chiesto di mandargli il link."

Roberto C. — Bologna✓ Acquisto verificato

"Laminectomia diciotto mesi fa. Dolore ancora presente. Sei settimane con Tepora e sono di nuovo in piedi al bancone della cucina senza dovermi appoggiare. Nessuno mi aveva mai parlato di reidratazione del disco. Mai una volta."

Mirella F.✓ Acquisto verificato
★★★★★

"Ho una stenosi lombare e il problema principale era stare in piedi, dopo cinque minuti in cucina dovevo appoggiarmi da qualche parte. Da quando lo uso la sera riesco a stare in piedi molto più a lungo senza quel peso alle gambe. La quotidianità è cambiata parecchio."

Patrizia V. — Torino✓ Acquisto verificato

"Oltre 8.000 euro di trattamenti in tre anni. Mio marito aveva smesso di chiedere quando arrivavano nuovi pacchi. Due settimane dopo ho dormito tutta la notte per la prima volta dal 2022. Mi sono svegliata alle 5. E non mi faceva male niente."

Scelto da oltre 20.000 schiene in Italia

I QUATTRO DUBBI CHE AVEVO ANCH'IO

Storie così, quella sera, ne ho lette anch'io.

E sai cosa ho pensato? Sì, certo. Ma il mio caso è diverso.

Prima di ordinare sono rimasto fermo tre giorni, con quattro dubbi precisi. Probabilmente sono anche i tuoi.

«Per la sciatica questi aggeggi non funzionano.»

Lo dicevo anch'io. Parola per parola, davanti al cassetto con dentro il TENS.

Ma il TENS, come le creme e i cerotti, lavora sulla gamba: dove il dolore si sente. Questo lavora sul disco: dove il dolore nasce. A 30-50 millimetri di profondità, con trazione, calore e massaggio nello stesso momento.

Non è un altro tentativo della stessa cosa. È la prima cosa che punta alla causa.

E se prendi anticoagulanti, hai un pacemaker o una condizione particolare: parlane prima col tuo medico. Due minuti di telefonata. Io l'ho fatto.

«Costa più di una fascia da 30 euro.»

Vero. L'ho pensato anch'io: centodieci euro per un cuscino?

Poi ho contato cosa fanno quegli aggeggi. Una cosa sola. La fascia scalda. Il TENS formicola. La cintura tira. Una cosa alla volta, e infatti sono finiti tutti nello stesso cassetto.

Questo ne fa tre insieme, nello stesso momento. Ed è il motivo per cui non ha fatto la stessa fine.

«E perché nessuno me ne aveva parlato?»

Il mio medico è bravissimo. Il problema non è lui.

È che ha cinque minuti a visita. E in cinque minuti si scrive una ricetta, non si spiega un disco.

A me c'è voluto un fisioterapista a una grigliata di famiglia. A te, magari, basta questa lettera.

«E se finisce nel cassetto come tutto il resto?»

Il mio cassetto è pieno. Me lo sono chiesto anch'io.

Tre cose mi hanno fatto decidere. Hai 100 notti per provarlo nella tua routine vera, dal giorno della consegna: se non senti la differenza, una mail e riavrai ogni euro. Hai 2 anni di garanzia, che a un aggeggio da cassetto non li dà nessuno. E se scrivi, ti risponde una persona vera, in italiano, entro 24 ore.

Se finisce nel cassetto, stavolta, il rischio non è tuo.

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15 minuti ogni sera.

Se non senti quello che ho sentito io, il calore profondo, l'apertura, i mattini che diventano più leggeri: rimandalo indietro.

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Senza moduli.

Senza domande.

Hai 100 notti, dal giorno della consegna, per capire se è davvero questa la cosa che finalmente funziona.

È tempo più che sufficiente.

Io l'ho capito alla nona notte.

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FACCIAMO DUE CONTI

I miei, non quelli del marketing.

Le infiltrazioni: 90 euro l'una. La più lunga mi ha coperto tre settimane.

L'osteopata lo sai già: 320 euro al mese, per 45 minuti alla settimana.

L'apparecchio TENS nel cassetto: 79 euro in farmacia, usato tre settimane.

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La promozione estiva finisce sabato 13 settembre. Dopo, il prezzo torna quello di listino.

ADESSO HAI DUE STRADE

La prima: chiudi questa pagina. Stanotte, alle tre, giri di nuovo il cuscino. La prossima infiltrazione costa comunque 90 euro. E il disco, intanto, continua a perdere un po' d'acqua ogni mese.

E sabato la promozione finisce comunque.

La seconda: stasera ti sdrai sul letto, premi un pulsante, e per quindici minuti lasci fare a lui. Fra due settimane, magari, la prima riunione intera senza alzarti. Fra un mese, chissà: in piedi per tutto un primo tempo.

E se non senti niente? Hai le tue 100 notti. Lo rimandi indietro.

Nessuno può decidere per la tua schiena. Ma adesso sai quello che io ho scoperto per caso, vicino a un capanno degli attrezzi.

Un abbraccio,
Lorenzo

P.S. Lo uso ancora, tre sere a settimana. Non perché devo: perché quella sensazione di schiena aperta, dopo quattordici mesi di morsa, non ho intenzione di perderla.

P.P.S. Il prossimo giro è già sul calendario: più lungo, più in alto. Quattordici mesi a cercare la cura giusta, e alla fine è bastato un cognato che mi ha spiegato che il mio disco aveva sete. E come dargli da bere.

Finalmente sollievo da sciatica, ernia del disco e dolori nervosi

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RECENSIONI VERIFICATE

Verificato significa che chi ha scritto la recensione ha Tepora a casa.

Franca D.✓ Acquisto verificato
★★★★☆

"Ho 71 anni e con la tecnologia non vado d'accordo. Qui c'è un pulsante solo: lo tengo premuto e parte. Lo uso da sola ogni sera dopo il telegiornale, senza chiedere aiuto a nessuno."

Acquisto verificato
★★★★☆

"Ero scettica, lo ammetto… Non fa miracoli, ma la lombare mi sembra più rilassata e continuo a usarlo."

Alessandra B.✓ Acquisto verificato
★★★★★

"Ero scettica: di massaggiatori finiti nell'armadio ne ho già due. Questo invece è acceso ogni sera da due mesi. Mi alzo dal letto senza il solito blocco dei primi passi."

Aurora S.✓ Acquisto verificato
★★★★★

"Scendere dal letto, infilarmi le scarpe, stare seduta più di dieci minuti, tutto era diventato difficile. Con questo massaggiatore mi sembra di aver ripreso in mano la mia vita. Ogni schiena è diversa, ma nel mio caso la differenza è stata enorme."

Beatrice F.✓ Acquisto verificato
★★★★★

"In tre anni ho speso una cifra assurda tra fisioterapia e trattamenti vari, con risultati altalenanti. Dopo un paio di settimane con questo ho dormito una notte intera senza svegliarmi per il dolore, cosa che non mi capitava da tempo. Non so se valga per tutti, ma per me ha fatto la differenza."

Ana S.✓ Acquisto verificato
★★★★★

"Quando cucinavo dovevo appoggiarmi di continuo al piano. Ora uso Tricalma prima di cena e riesco a stare in piedi più serena, senza arrivare a sera distrutta."

Marina Z.· Commento pubblico su Facebook

"E' l'unica cosa che mi da sollievo ho provato di tutto una volta al giorno e recupero le mie funzioni."

AVVISO MEDICO: Le informazioni fornite in questa pagina non costituiscono un parere medico e non sostituiscono una consulenza o un trattamento medico professionale.

In caso di problemi di salute, consulta il tuo medico o un professionista sanitario qualificato. In caso di emergenza medica, contatta immediatamente il tuo medico o il numero di emergenza.

NOTA SULLA PAGINA: Questa pagina è un contenuto pubblicitario di Tepora. La storia di "Lorenzo Ferri" è un racconto illustrativo, salvo dove diversamente indicato, costruito a scopo esemplificativo; non rappresenta un cliente specifico verificato. Le recensioni e le testimonianze contrassegnate come "Acquisto verificato" provengono da clienti reali; i risultati individuali possono variare.

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